Le Frazioni

I paesi che con le loro bellezze arricchiscono Sicignano

ScopriSicignano non dimentica le 5 frazioni. Storia, arte, cultura e bellezze di Castelluccio Cosentino, Galdo, Scorzo, Terranova e Zuppino.

Castelluccio Cosentino

Nel 1042 è già esistente un casale Cosentino, i cui ruderi sono ancora oggi ben visibili sulla destra dell’autostrada A3 Salerno – Reggio Calabria, che viene confermato all’arcivescovo di Salerno dal principe Guaimario IV e riconfermato nel 1080, insieme con la Chiesa di S. Giorgio, dal duca Roberto il Guiscardo.

Considerando che fino al 1447 risulta documentata solo l’esistenza del casale e che al lato delle Chiesa di S. Maria dei Martiri esiste una lapide su cui è indicato come data il 1538, è possibile supporre che Castelluccio sia stato fondato intorno ai primi anni del 500 quando in seguito alle incursioni di Barbarossa venne abbandonato il casale e la popolazione si rifugiò sulla cima della collina dove già esisteva un presidio militare spagnolo chiamato “El Castelluzzo”.

Nel 1800 fu chiamato Castelluccio de’ Cosentini. Comune autonomo fino al 1816 venne poi unito a quello di Galdo. Nel 1900 fu chiamato definitivamente Castelluccio Cosentino e nel 1929 insieme con Galdo entrò a far parte delle frazioni di Sicignano.

La piccola Chiesa di Santa Maria dei Martiri, edificata nel 1538, ha un’unica navata e sotto l’abside si trovano degli affreschi murali e una statua cementata di una Madonna con bambino risalenti al ‘500.

In onore di S. Vincenzo Ferreri venne costruita, prima del 1536,  la Chiesa SS.ma Annunziata su iniziativa della famiglia de Laurentio. Successivamente, nel 1589, fu elevata al rango di Chiesa Madre e al suo interno è conservata una statua del Santo opera dell’artista Colombo.

Nel territorio di Castelluccio si trovano anche il Santuario dell’Incoronata, il Castello di San Nicandro e la Fontana della Regina.

Galdo Degli Alburni

Il Castello Giusso domina, dall’alto del burrone, la frazione di Galdo, comune autonomo fino al 13 Dicembre 1928, quando con il Regio Decreto n. 1370 fu aggregato al comune di Sicignano. Il nome Galdo deriva da war, termine di origine indoeuropea per indicare un canale di raccolta dell’acqua.

Non ci sono notizie in merito alla fondazione della Chiesa di Santa Maria dei Magise non che sorgeva nel luogo detto “sopra S. Lucia” e che attorno ad essa si sviluppò l’intero borgo medievale la cui struttura è tutt’oggi visibile con le sue case prevalentemente rurali. Nel 1580 aveva una sola navata ed era già presente il dipinto su tavola con l’Adorazione dei Magi. Tra il 1733 e il 1734 venne ampliata e fu ricostruito il campanile cosi come appare oggi. L’edificio, suddiviso in tre navate, presenta una struttura molto semplice arricchita dal portale in stile barocco incorniciato da intagli e volute. Nei dipinti conservati al suo interno sono raffigurate “La morte di San Giuseppe“,  la Madonna degli Infermi, l’Annunciazione, la Resurrezione e gli Apostoli.

Anticamente gli abitanti di Sicignano, e viceversa, raggiungevano Galdo tramite il sentiero denominato di “Santa Domenica” protettrice dei viandanti, un ripido selciato rustico di origine romana, tutt’oggi percorribile, che partendo nei pressi del castello costeggia tutta la collina, attraversa un piccolo ruscello dove è possibile visitare i resti di un mulino, e giunge a Galdo.

Scorzo

Inizialmente le Nares Lucanae, localizzate a Zuppino, erano state individuate nel punto di passaggio posto tra i Monti Alburni a destra e Monte Sant’Angelo sulla sinistra, conosciuto come la Serra di Scorzo. Quello che si può dire è che la storia di Scorzo è legata soprattutto alla storia delle sue località e dei suoi casali. Di particolare interesse è la località Casale in cui sono state rinvenute due epigrafi funerarie del II sec. d. C, appartenenti una ad un arcario, ovvero un esattore delle tasse, di nome Marco Mulusio Iuliano, e l’altro ad uno schiavo, Ilarione, sposato a una certa Fallusa.

I ruderi di due torri campanarie, una sempre in località Casale, conosciuta come Torre di San Martino, e quella di Santa Maria dei Vignali sono la testimonianza di una comunità attiva in questi territori, che vennero abbandonati dalla popolazione per ragioni di sicurezza. Di quest’ultima si ha documentazione in una cartula concessionis, redatta nel 1018 e considerata l’atto di fondazione del Monastero di S.Onofrio di Petina, in cui è menzionato l’abate di Santa Maria dei Vignali.

Recentemente è stato scoperto il sito archeologico di Piedi la Serra in cui sono stati individuati  i resti di una torretta longobarda, i ruderi dell’alloggio del corpo di guardia e notevoli tratti di una cinta muraria.

Terranova

Terranova è la frazione più piccola di Sicignano. Le sue origini vengono fatte risalire al 1419, quando, in seguito all’abbandono dei vari casali presenti sul territorio, la popolazione iniziò a rifugiarsi a Sicignano e a fondare nuovi casali da cui appunto il nome Terranova, terra nuova. Secondo altre interpretazioni il borgo, in epoca feudale, era una fortezza di Sicignano e il nome deriverebbe da torrinove ovvero torri di vedetta.

I tratti tipici del borgo medioevale sono visibili negli edifici di origine cinquecentesca, ancora ben conservati, e negli antichi portali in pietra come quello della famiglia Corrieri.

La Chiesa parrocchiale intitolata a San Giovanni Battista, festeggiato il 29 agosto, è l’unico punto d’incontro della piccola comunità. Al suo interno è conservata una lastra sepolcrale a testimonianza della funzione di luogo di sepoltura nel passato. Un affresco murale di Santa Lucia è stato scoperto recentemente durante una fase di restauro.

Non ci sono grandi testimonianze artistiche se non una fontana in pietra realizzata alla fine del XIX secolo  dalla ditta De Palma di Boscotrecase, situata in località Pozzillo ed utilizzata per lavare gli indumenti ed irrigare i campi.

Zuppino

In epoca romana la zona più importante del territorio di Sicignano erano le Nares Lucanae, dal latino narici della Lucania o sorgenti della Lucania se si considera l’origine osco-sabina del toponimo, che furono identificate in un primo momento nella frazione di Scorzo.

Grazie alla Tavola di Peuntiger che colloca le Nares Lucanae a 13 km circa da Ponte Sele e ad un’attenta ricerca sul territorio dal Gruppo Archeologico Salernitano accompagnata da campagne di scavo promosse dalla Soprintendenza Archeologica di Salerno e Avellino che hanno riportato alla luce anche i resti di una necropoli romana, è stato possibile individuare la giusta posizione delle Nares collocate tra le località Pisciaricolo, Casale e Badia di Zuppino, frazione di Sicignano.

Per quanto riguarda l’origine del nome circolano due ipotesi. Secondo la prima deriva da “sub pinus” sotto al pino, per cui si sostiene l’esistenza di tale albero sotto al quale trovavano refrigerio i militari romani. L’altra interpretazione fa riferimento all’esistenza di una taverna dello zoppino.

Una testimonianza dell’importanza strategica di questi luoghi viene fornita dallo stesso Marco Tullio Cicerone nel 58 a.C. con l’Epistola III indirizzata all’amico Tito Pomponio Attico nella quale descrive la sua permanenza alle Nares Lucanae per riposare e degustare le famose “lucaniche”, le salsicce di maiale alla brace prima di proseguire il suo viaggio per Vibo Valentia. Quindici anni prima vi transitò anche Spartaco per reclutare combattenti.

Durante alcuni lavori di scavo nel primo dopo guerra fu ritrovato un termine graccano, oggi scomparso, in cui si faceva riferimento ai tresviri che effettuarono la centuriazione nel 131 a.C.

La chiesa parrocchiale è intitolata alla Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, festeggiata il 16 Luglio con una messa solenne seguita da una processione per le vie del paese, e la festa civile in Piazza del Popolo.