I Monti Alburni

Le montagne immerse in una natura incontaminata

I Monti Alburni

Tra le valli dei fiumi Tanagro, a nord, Calore, a sud-ovest e Sele a ovest, si estendono da nord-ovest a sud-est i Monti Alburni, con i loro 23 km di lunghezza e 10 km di larghezza.

I Monti Alburni, definiti le Dolomiti del Sud, sono un complesso di bianche rocce calcaree di natura dolomitica, colline e vallate che hanno avuto origine nel mesozoico e che da sempre sono interessate da fenomeni carsici che hanno portato alla formazione delle numerose doline, torri, inghiottitoi, gallerie e grotte tra cui le famose Grotte di Castelcivita, le Grotte dell’Angelo, più note come Grotte di Pertosa, e le meno conosciute Grotta di Fra’ Gentile, la Grava del Fumo e la Grotta dell’Auso a Sant’Angelo a Fasanella. L’acqua piovana che filtra tra le rocce passa per le falde sotterranee per sgorgare in superficie in sorgenti e pozzi.

Il nome Alburni deriva da Monte Alburno, la vetta più alta tra i comuni di Sicignano e Petina, rinominato Panormo per il bellissimo panorama offerto una volta saliti in cima tanto che in presenza di cielo sereno è possibile vedere la Costiera Amalfitana e Capri. Il nome potrebbe derivare anche da Panormus, l’antica Palermo per i Romani, per cui si suppone che sia possibile vedere anche la città siciliana.

Un’antica interpretazione fa derivare il nome del massiccio dal colore bianco delle pietre calcaree simile all’albume dell’uovo, Albus da cui Alburni.

Fanno parte del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano a cui per ultima si è aggiunta la denominazione Alburni.

Come già detto la cima più alta è il monte Panormo che con i suoi 1742 m di altezza è secondo ai 1900 m  del Monte Cervati. Le altre vette sono: il Monte della Nuda 1704 m, il Monte Urto 1661 m, gli Scanni 1413, il Figliolo 1364 m, il Monte Spina dell’Ausino 1441 m, il Colle Medoro 1482 m, il Monte Pizzuto, 1403 m, il Monte Timpone Petrosa 1139 m e il Monte Forloso 1102 m.

La parte bassa, 200 m s.l.m. si caratterizza per un clima e una vegetazione mediterranea, mentre man mano che si sale si entra nella fascia temperata.

Flora

A bassa quota dominano l’Olivo e la Vite, con Ontano, Pioppo, Acero, Betulla, Salice, Ginestra, Orniello Roverella. Tra gli arbusti tipici della macchia mediterranea ci sono il Mirto, la Fillirea, l’alaterno, il Lentisco, il Viburno e il Corbezzolo.

Salendo tra i 600 e gli 800 m prevalgono i boschi di latifoglie con la prevalenza del Castagno, poi l’Ontano, il Carpino nero, il Tiglio, il Tasso, il Cerro, il Leccio, il Sorbo, il Frassino, accompagnati da ginepri, prugnoli e biancospini. Il sottobosco è ricco di fragoline di bosco, more, ribes, lamponi e varie specie di funghi tra cui il Porcino, i Chiodini, la Mazza di tamburo, l’ovulo, i Galletti, i Gallinacci, il Pleurotus Ostreatus conosciuto come Gelone o Orecchietta, la Ditola e il Prugnolo rispettivamente manuzza e musciarulo in dialetto.

A 1000 m e oltre si trovano l’Agrifoglio, l’Abete bianco e il raro Crespino dell’Etna, ma è il Faggio a dominare incontrastato.

Numerose anche le specie floreali: garofanini di montagna, primule, viole, campanule, mughetti, ranuncoli, margherite, ciclamini, iris e narcisi mentre tra le piante aromatiche troviamo l’origano, il rosmarino, la salvia, il timo, la camomilla e il finocchio selvatico.

Fauna zona fluviale

Mammiferi: Lontra, Volpe, Ghiro, Moscardino, Martora, Arvicola.

Volatili: Anatra, Airone cinerino, Sgarza ciuffetto, Martin pescatore, Garzetta, Pavoncella, Beccaccino, Corriere, Piro piro, Poiana, Nebbio, Merlo acquaiolo Gheppio, Codirosso spazzacamino, Cinciallegra, Cinciarella, Verzellino, Usignolo, e Rondone. Più rari l’Airone bianco maggiore, il Falco pellegrino e il Merlo acquaiolo.

Pesci: Trota, Tinca, Carpa, Arborella meridionale o Alburnus albidus, Pesce Gatto, Barbo e Vairone.

Anfibi: Rana verde, Raganella, Rospo smeraldino.

Rettili: Biscia dal collare, Natrice tessellata, Biacco, Cervone, Vipera.

Fauna zona montana

Mammiferi: Cinghiale, Volpe, Lepre, Martora, Tasso, Ghiro, Istrice, Puzzola, Donnola, Topo quercino, Faina, forse il Lupo e il Gatto selvatico.

Volatili:  Aquila reale (raro), Sparviero, Falco pellegrino, Gheppio, Picchio verde, Picchio rosso, Picchio nero (raro), Allocco, Pettirosso, Passera scopaiola, Merlo, Colombaccio, Barbagianni, Cuculo, Tordo bottaccio, Corvo imperiale, Ghiandaia, Capinera, Cinciallegra, Fringuello, Ciuffolotto, Verdone, Tottavilla,  Verzellino, Cardellino, Beccaccia, Nibbio, Gracchio corallino (raro), Gazza, Gufo reale, Upupa, Astore.

Rettili: Vipera, Colubro liscio, Cervone, Biacco, Lucertola muraiola, Ramarro, Luscengola, Orbettino, Geco.

Insetti: Rosalia Alpina, Forficula silvana, Cucujus cinnaberinus, Osmoderma eremita e molte specie di farfalle.

Anfibi: Tritone, Salamandra pezzata, Ululone dal ventre giallo, Rana agile e Rospo comune.

Cosa c’è da sapere

Così scriveva nel 1888 Canale Parola nel suo testo “Peregrinazioni storiche nel territorio dei Lucani“:

“Gli Alburni danno l’idea delle nostre Alpi e la natura vi ha collocato tutte le meraviglie di quei maestosi monti: nevi eterne e rilucenti ghiacciai dormienti tra le rupi, crepacci spaventevoli, insidiose cascate biancheggianti di spuma, grotte inestricabili, torrenti che ingolfansi sabbiosi: orrori scenici, bellezze senza numero e senza fine”.

Ma prima ancora li citò il grande Virgilio nel suo poema Georgiche, libro III versetti 146-157, per descrivere gli effetti del tafano, asilo per i Romani e oestrum per i Greci, che volando in sciami lungo le pendici dell’Alburno e i boschi del Sele, punge e infastidisce le mandrie con il suo fastidioso ronzio, e queste scappando riempiono di muggiti  l’aria,  il bosco e le rive del Tanagro in secca.

Dalle Georgiche:

Est lucos Silari circa ilicipusque virentem
plurimus Alburnum volitans, cui nomen asilo
Romanum est, oestrum Grai vertere vocantes,
asper acerba sonas, quo tota exterrita silvis
diffugiunt armenta, furit mugitibus aether
concussus silvaeque et sicci ripa Tanagri.
Est lucos Silari circa ilicipusque virentem
plurimus Alburnum volitans, cui nomen asilo
Romanum est, oestrum Grai vertere vocantes,
asper acerba sonas, quo tota exterrita silvis
diffugiunt armenta, furit mugitibus aether
concussus silvaeque et sicci ripa Tanagri.

Traduzione di Clemente Bondi del 1801:

Dentro i boschi del Silaro e vicino
Al coronato di verdi elci Alburno,
Stridulo vola e numeroso un tristo
Alato insetto, a cui d’asilo diero
Nome i Romani, e in lor favella poi
Estro i Greci il chiamar. Da l’aspro e acuto
Stimolo e da l’orrisono ronzìo
Fuggon gli armenti spaventati, e d’alto
Muggito il ciel, le ingrate selve e i lidi
Rimbombando de l’arido Tanagro.

E ancora Vibio Sequestro, uno scrittore romano del IV o V secolo, riportò: Siler in Lucania oppido Alburno.