Le origini Romane

Dalla fondazione al 476 d.C.

Secondo molti storici Sicignano degli Alburni è stato fondato nel 450 a.C. da Lucius Sicinius Dentatus (anno di nascita 514 a.C.), valoroso soldato che con eroismo combatté contro i Volsci, gli Equi e i Sanniti, gesta che gli fecero guadagnare il titolo di capo dei centurioni e il soprannone di “Achille romano“.   Il suo personaggio è citato dal poeta Girolamo Brittonio, nel suo libro “Inno al Sole” e dal letterato Ortensio Cavallone nella sua poesia “Il nome di Sicinio“.

Che sia leggenda o realtà, vero è che in epoca romana la zona più importante  non corrispondeva all’attuale centro abitato,  ma alle Nares Lucanae, dal latino narici della Lucania o sorgenti della Lucania se si considera l’origine osco-sabina del toponimo, che furono identificate in un primo momento nella frazione di Scorzo, nel punto di passaggio posto tra i Monti Alburni a destra e Monte Sant’Angelo sulla sinistra, conosciuto come la Serra di Scorzo.

Grazie alla Tavola di Peutinger che colloca le Nares Lucanae a 13 km circa da Ponte Sele e ad un’attenta ricerca sul territorio dal Gruppo Archeologico Salernitano accompagnata da campagne di scavo promosse dalla Soprintendenza Archeologica di Salerno e Avellino che hanno riportato alla luce anche i resti di una necropoli romana, è stato possibile individuare la giusta posizione delle Nares collocate tra le località Pisciaricolo, Casale e Badia di Zuppino, frazione di Sicignano.

Tra gli altri ritrovamenti ci sono parti della centuriazione Graccana documentata da cippi e due epigrafi funerarie del II sec. d.C., rinvenute in località Casale, appartenenti una ad un arcario, ovvero un esattore delle tasse, di nome Marco Mulusio Iuliano, e l’altro ad uno schiavo, Ilarione, sposato a una certa Fallusa. E ancora un vaso contenente circa seicento denari d’argento risalenti all’Età Repubblicana rinvenuto presso la stazione di Galdo, in seguito ad uno scavo nel 1880 e altre ritrovate in località Casale nel 1929.

Originariamente erano una semplice stazione di sosta, forse fondata nei secoli XI e X a.C da un popolo indoeuropeo. La loro importanza crebbe in seguito alla costruzione nel 131 a.C. del tratto della via Annia che collegava Picentia, oggi S. Antonio a Picenza presso Pontecagnano a Forum Anni, Borgo San Pietro di Polla, conosciuta anche come via Regio Capuam o via Popilia che collegava Capua a Reggio Calabria. Tale tratto aveva un’importanza strategica e militare in quanto assicurava a Roma il controllo militare, la penetrazione economica e il dominio della Campania occidentale, della Lucania e del Bruzio (Calabria).

Grazie alla Tabula Peutingeriana, all’Itinerarium Antonini e alla Lapis Pollae, che hanno fornito indicazioni sulle distanze tra i vari centri urbani e sulle stazioni del cursus publicus (servizio di posta) è stato possibile ricostruire in maniera molto precisa l’antico tracciato: Capuam, Nuceria Alfaterna, Salernum, Picentia, Eburum (Eboli), Silarus (Ponte Sele), Acerronia (Auletta), Forum Popillii o Forum Anni (Borgo San Pietro di Polla), Vico Mendoleo (Lagonegro), Nerulum (Rotonda), Consentia (Cosenza), Vibo Valentia e Regium.

Su chi abbia fatto costruire tale strada ci sono 3 ipotesi. La prima trova fondamento nell’Elogium Pollae o Lapis Pollae, l’’epigrafe in lingua latina incisa su una lastra in marmo di 70 cm di altezza per 74 cm di larghezza ritrovata in località San Pietro, che testimonia che la strada fu fatta costruire dal console Publio Popilio Lenate nel 132 a.C. da cui il nome Via Popilia. La seconda si basa su un’iscrizione miliare ritrovata nel vibonese in cui si fa riferimento ad un certo Titus Annius, pretore, figlio di Titus” per cui si trarrebbe di Titus Annius Lusco, da cui via Annia, e l’anno di costruzione il 153 a.C. Secondo la terza ipotesi invece è stata iniziata da Popilio nel 132 a.C. e terminata da Tito Annio Rufo l’anno dopo.

Il tratto di 12 km di nostro interesse è conosciuto anche come Via delle Taverne, in quanto furono create numerose taverne per la sosta e il ristoro dei viandanti: Taverna San Giuseppe, Taverna dell’Olmo, Taverna Duchessa, Taverna della Cerreta.

L’attuale Strada Statale 19 segue il vecchio tracciato della suddetta via.

Un’altra testimonianza dell’importanza strategica di questi luoghi viene fornita dalla stesso Marco Tullio Cicerone nel 58 a.C. con l’Epistola III indirizzata all’amico Tito Pomponio Attico nella quale descrive la sua permanenza alle Nares Lucanae per riposare e degustare le famose “lucaniche”, le salsicce di maiale alla brace prima di proseguire il suo viaggio per Vibo Valentia. Quindici anni prima vi transitò anche Spartaco per reclutare combattenti.

Nel museo di Buccino è conservata la cosiddetta Tabula Volceiana, un’epigrafe tributaria risalente al 323 d.C contenente una dettagliata descrizione del territorio dipendete da Volcei, l’attuale Buccino, suddiviso in 55 tra fondi, castelli, predj e paghi.

Sul marmo si legge:

“SACRO DD. NN. CONSTANTINI MAXIMI

VENERANDISSIMORVMQUE CAESARUM

VULCEIANAE CIVITATIS  ACILIO SEVERO

ET VETTIO RUFINO CONS. PETURCI”

Seguono poi quattro colonne in cui sono registrati 4 paghi: il pagus Forensis, il pagus Aequam, il pagusTra(n)samunc(lanus) e il pagus Naranus, di cui fa parte il territorio di Sicignano.

Ed è proprio nella penultima riga della seconda colonna che troviamo indicato “PR SICINIANUS CP”, PR  potrebbe significare pratum (prato) o praedium sinonimo di fundus, mentre Sicinianus è un nome prediale che indica la persona o il nucleo familiare a cui il bene apparteneva, o un  possessore trascorso se non addirittura al primo fondatore e in questo caso è possibile ricollegarsi a Lucius Sicinius Dentatus e considerare Sicinianus come un toponimo.

L’iscrizione fu eretta da Costantino e ci sono indicati i due consoli Acilio Severo e Vezio Rufino