Le origini Romane

Dalla divisione del Comune ad oggi

Nel 1561 il feudo di Sicignano attraversa una fase di declino demografico e socio-economico dovuto alle carestie, alle ingenti tassazioni con le gabelle e al terremoto, che portarono il Comune ad indebitarsi fortemente.

Nel 1729 il territorio viene diviso in due parti con l’istituzione del Comune di Galdo con incluso Castelluccio.

La carestia del 1764 iniziò con la fine delle provviste del raccolto dell’anno precedente, e sfociò in furti e delitti: fatto eclatante fu l’uccisione a Zuppino di tre bambini da parte di un diciassettenne che se li mangiò.

Gli effetti della rivoluzione francese in Italia furono molto forti. L’esercito francese, dopo aver conquistato tutto il Nord e Roma, arrivò anche a Napoli dove s’instaurò un governo repubblicano, dall’orientamento filo-giacobino, che portò alla nascita della Repubblica Napoletana.

Gli irreligiosi francesi, che avevano il favore dell’aristocrazia e della borghesia, erano mal visti dalla popolazione che costretta a sottostare ad angherie e a saccheggi, si ribellò guidata da vari esponenti tra cui il cardinale Fabrizio Ruffo che fondò l’Esercito della Santa Fede formato da contadini, borghesi, ufficiali e preti per difendere la Chiesa la dinastia borbonica.

Sicignano e i territori limitrofi non furono risparmiati da queste spedizioni.

Il generale repubblicano Giuseppe Schipani dopo aver attaccato Sicignano e piantato il sacro albero simbolo dell’egemonia francese, si diresse verso il passo di Campestrino con l’obiettivo di collegare la Campania alla Calabria. Ma la sua impresa fu bloccata da Gerardo Curcio detto Sciarpa, nativo di Polla, che il 27 marzo respinse le truppe giacobine e francesi. Nello stesso giorno il generale Alessandro Schipani  riconquistò Sicignano. Come in tutte le altre città liberate, l’albero fu abbattuto, le coccarde e le bandiere repubblicane distrutte, e al loro posto furono innalzate le insegne regie e celebrato il Te Deum in onore della monarchia. Dopo essere stato nuovamente sconfitto a Castelluccia, secondo alcuni l’odierna Castelluccio Cosentino per altri Castelcivita, il generale Schipani fece ritorno a Salerno. La Repubblica Napoletana ebbe fine nel mese di giugno dello stesso anno con il conseguente ritorno della dinastia Borbone fino al 1806.

Nel 1806 Sicignano fu distrutto dai Francesi, che lottarono contro la popolazione nella località conosciuta con il nome di Acqua della Battaglia e fu poi ricostruita da Ferdinando IV di Borbone

Nel 1815 con il ritorno dei Borbone il clima era ormai segnato da forti tensioni e nelle campagne e nei boschi degli Alburni si aggiravano sbandati e disertori che riunitisi formarono bande armate i cui membri erano definiti “scorridori di campagna”. Seguono poi gli anni della Carboneria, e la nascita a Sicignano di una società segreta denominata “Unione Italiana o I Figli della Vendetta” fondata da Gerardo Cristaino.

Con l’arrivo di Garibaldi, l’annessione al Regno delle Due Sicilie e la proclamazione dell’Unità d’Italia la popolazione si divise in due fazioni: i liberali, i carbonari e i democratici favorevoli al nuovo governo e i sostenitori della dinastia dei Borbone.

Le principali cause del malcontento nei confronti del nuovo governo furono: la forte pressione fiscale, la mancata redistribuzione delle terre ai contadini, la leva obbligatoria di massa, le devastazioni compiute dall’esercito piemontese che aggravarono ancora di più le già misere condizioni di vita della popolazione.

Violenti rivolte anti-unitarie scoppiarono a Palomonte, Ricigliano, Salvitelle, Serre, Valva, Auletta, Contursi, San Gregorio Magno e Sicignano e molti furono gli arresti. I ribelli che riuscirono a fuggire, per lo più ex soldati borbonici e garibaldini, disertori, contadini e pastori, si unirono alle bande che vivevano sulla montagna accrescendo ancora di più il fenomeno del brigantaggio.

La banda dei briganti che operava a Sicignano era comandata  dall’ex sottoufficiale borbonico Gaetano Tancredi detto “Tranchella” di Serre. Tra i suoi seguaci c’erano Vitantonio D’Errico detto “Scarapecchia” di Controne, Nunziante D’Agostino di Postiglione, Raffaele D’Ambrosio di Zuppino e Raffaele Di Iorio di Sicignano. Il culmine della violenza arrivò tra il 1863 e il 1864  con numerosi scontri tra l’esercito e i briganti, incendi di fattorie, distruzione dei raccolti e sequestri di persone.

Dopo l’uccisione del capo Tranchella nel 1865 ad iniziare ad essere attaccata fu la popolazione.

Nel 1866 il comandante del 182° battaglione della Guardia Nazionale Salvatore De Bonis propose una serie d’interventi per la sconfitta definitiva del brigantaggio. Posto che la repressione militare non era sufficiente, l’unico modo per annientarli era iniziare a isolarli dai loro informatori, dalle spie e dalla propria famiglia con minacce di incarcerazione o cercando la loro collaborazione in cambio di denaro, con il disarmo generale e il coprifuoco serale. E fu cosi che la popolazione, stanca dei continui soprusi da parte di coloro che all’inizio erano visti come gli eroi che combattevano per la causa borbonica e per migliorare le condizioni di vita di tutti, iniziò a collaborare con il governo e quelli che prima erano spie dei briganti divennero informatori dell’esercito. Gli ultimi briganti si costituirono o vennero catturati, solo pochi riuscirono a fuggire.

Durante tutto questo periodo Sicignano passa dai Caracciolo alla famiglia di Tocco, principi di Montemiletto, ai Falletti e infine alla famiglia Giusso di Galdo. Nel 1851 il conte Luigi Giusso acquistò tutti i beni siti in Sicignano, Galdo e Castelluccio, compresi quindi i castelli di Sicignano e di San Licandro e nel 1857 fu nominato duca di Galdo da re Ferdinando II di Borbone.

Nel 1928 dopo la riunificazione con il comune di Galdo, viene aggiunta  a Sicignano la denominazione “degli Alburni” .